Yoga e (è?) Patriarcato – un’eredità da ripensare?

Come hai  potuto leggere dal titolo, l’argomento di questo nuovo Post Ciclico è alquanto “spinoso” e desidero subito anticiparti che risposte non ne ho!
Tuttavia, è una riflessione che frulla nella mia testa da ormai molto tempo, da quando io stessa, nella pratica “tradizionale” non mi ci sono sentita più completamente. Per questo ci tengo a parlartene e, se vorrai, a leggere le tue impressioni in risposta a questa articolo.
E allora, la domanda che mi sto facendo e su cui sto riflettendo da tempo è la seguente:
Quanto lo yoga che ci è pervenuto è intriso da un approccio patriarcale?
La questione è complessa e dunque provo a partire dalle definizioni e dalla storia cercando di intavolare l’argomento in modo il più possibile neutro:

Il Patriarcato: un sistema radicato
Ci avevi mai pensato? Con Patriarcato non possiamo solo considerare un sistema di oppressione maschile sulle donne, ma anche un vero e proprio modello culturale e un’eredità di migliaia di anni che ha svalutatofrainteso e rigettato la dimensione del Femminile dalla realtà e la “primitiva” impostazione Matriarcale della società. Questo sistema ha portato a una coscienza binaria, al dominio della mente sul corpo e sulla natura, e alla perdita di contatto con la Coscienza della Vita e con il senso di connessione e interdipendenza di/tra tutti gli Esseri, dando vita ad una visione verticistica e gerarchica. Tale modello ha via, via, separato tutti, sia uomini che donne, da un’intima e diretta relazione con la Natura e dai cicli della vita, e dalla sacralità del corpo e del grembo, dirottandoci verso una eccessiva valorizzazione della comprensione logica e razionale e riducendo la capacità di rapportarci intimamente al nostro sentire, ai nostri corpi e a tutto ciò che ci circonda.

Lo Yoga e la Trasmissione Patriarcale

Dobbiamo inoltre considerare che storicamente, lo yoga è stata una disciplina praticata e tramandata solo da uomini vissuti in contesti fortemente strutturati attorno a un’idea di disciplinarinunciacontrollo. Dai tempi di Patañjali fino ai maestri moderni come KrishnamacharyaB.K.S. IyengarPattabhi JoisBikram e altri, gli insegnamenti sono stati trasmessi principalmente da uomini a uomini o comunque, nei rari casi, considerando i corpi femminili simili o uguali a quelli maschili – cosa che sappiamo oggi essere non vera!

La maggior parte delle donne, infatti, erano spesso escluse dalle shala e dagli ashram di pratica.

Solo più tardi le donne hanno iniziato a portare il proprio linguaggio nello yoga, rendendolo più vicino alla ciclicità, alla percezione delle emozioni, al bilanciamento tra sforzo e rilassamento.

Alcune pioniere hanno così provato a rompere quelle barriere, come Indra Devi, alias Eugenia Peterson, tra le prime donne occidentali a praticare ed insegnare yoga, diventando una figura di spicco nel mondo dello yoga nel XX secolo.

Fino a Gabriella Cella in Italia, che negli anni ’70 fu tra le prime donne ad essere ammesse in un ashram indiano, in un periodo in cui la pratica dello yoga era appunto riservata esclusivamente agli uomini. Da questa esperienza, Cella ha poi sviluppato il metodo Yoga Ratna, che unisce la tradizione dello yoga ad una visione più integrata del corpo, della mente e del femminile.

Ma quanto, esse stesse, sono state inconsapevolmente influenzate da un’impronta patriarcale della disciplina?

Viviamo infatti, ancora in un mondo in cui il dare, l’accogliere, l’essere disponibili vengono spesso riconosciuti come virtù indiscutibili. Ma cosa accade quando queste qualità – profondamente umane – vengono distorte fino a diventare doveri impostisoprattutto alle donne? E cosa accade quando anche la spiritualità viene permeata da questa visione?

Gabor Maté ci racconta come molti tratti della personalità, premiati e considerati ammirevoli, siano in realtà il risultato di schemi adattivi e repressivi (patriarcali?) che, alla lunga, possono logorare il corpo e la mente. Tra questi, l’iper-responsabilità, la negazione dei propri bisogni, la paura di deluderela performance e l’eccessivo senso al controllo e al perfezionismo.

Forse è giunto il momento di chiederci che spazio diamo oggi al vero ascolto del sé, al rispetto del proprio sentire, alla possibilità di praticare uno yoga che non chieda di diventare “migliori”, ma di essere autentici?

Che non chieda di “risolvere“, ma di creare un tempo e uno spazio tanto sicuri da invitare il nostro sistema corpo-mente all’autoregolazione ?

1. Il Patriarcato: Uno Sguardo Critico

Che cosa intendiamo quando parliamo di patriarcato? Non si tratta solo di una struttura sociale, ma di un sistema di pensiero radicato, che influenza profondamente il nostro modo di percepire il mondo, il corpo, il valore di sé. Un sistema che ha condizionato per secoli anche l’accesso alla spiritualità e alla conoscenza.

2. Il Patriarcato nello Yoga: Un’Influenza Nascosta?

Lo yoga moderno si fonda su insegnamenti tramandati da maestri uomini, cresciuti in società permeate da visioni rigidamente gerarchiche e strutturate. Da Patañjali a Krishnamacharya, da B.K.S. Iyengar a Pattabhi Jois, fino a Bikram Choudhury e T.K. Desikachar, l’eredità dello yoga contemporaneo si rifà a figure che hanno interpretato la pratica secondo la loro visione del mondo, spesso escludendo o marginalizzando le esperienze femminili.

3. Il Contributo delle Donne: Uno Yoga che Ascolta

Fu con figure come Indra Devi, Geeta Iyengar, Gabriella Cella che lo yoga ha iniziato a trasformarsi, avvicinandosi a una visione più attenta alla ciclicità, all’ascolto interiore, alla capacità di connettersi con le proprie emozioni e i propri bisogni. Un approccio che non vede il sacrificio e la rinuncia come virtù assolute, ma che accoglie la possibilità di un equilibrio tra dare e ricevere.

4. Nuove Riflessioni: Lo Yoga Oltre il Dogma

Oggi, molte pratiche spirituali – dallo yoga alla meditazione, dal pensiero positivo alla mindfulness – rischiano di diventare strumenti per perpetuare alcuni schemi repressivi. Si insegna a “lasciar andare”, a “trascendere l’ego”, a “coltivare compassione”, senza mettere in discussione il confine tra accoglienza e autosoppressione.

Ma spiritualità non significa annullarsi. L’equilibrio interiore non si costruisce reprimendo la propria verità per assecondare aspettative esterne.

Dimmi, cosa ne pensi? Sarò felice di leggerti.

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